Dramma al Giro: Weylandt muore in corsa
Da tgcom.it
Drammatica fine per un ciclista bel
ga di 26 anni. Wouter Weylandt, della Leopard-Trek, è morto dopo essere caduto a 20 km dal traguardo della terza tappa del Giro d’Italia, in un tratto in discesa. Immediato l’intervento dei soccorsi: all’atleta è stato praticato il massaggio cardiaco e sono state fatte iniezioni di adrenalina e atropina per rianimarlo. Tutto è però stato inutile. Secondo la polizia avrebbe urtato con un pedale il guard rail.
Il ciclista del team Leopard-Trek è caduto durante la discesa dal Passo del Bocco, in una zona difficile da raggiungere anche per l’elicottero del 118. Weylandt si è schiantato contro un muro e ha battuto violentemente la testa: per 40 minuti i soccorritori hanno inutilmente tentato di rianimarlo, ma alla fine si sono dovuti arrendere. L’organizzazione del Giro d’Italia ha annullato la cerimonia di premiazione della tappa.
Un pedale ha urtato il guard rail
Secondo la polizia stradale di Chiavari, accorsa sul posto e intervistata da TM News, Weylandt sarebbe caduto dopo aver urtato il guard rail con un pedale. Ad assistere all’incidente sarebbero stati soltanto alcuni ciclisti in gara. Sul luogo della tragedia non erano presenti spettatori.
Riccò ricoverato in ospedale
Da Tgcom.it
Il ciclista Riccardo Riccò è stato ricoverato domenica al Nuovo Ospedale Civile Sant’Agostino Estense di Baggiovara di Modena in seguito a un malore. “Le sue condizioni, inizialmente critiche – ha fatto sapere l’Ausl di Modena – sono in miglioramento. La prognosi, in via prudenziale, rimane riservata”. Un aggiornamento sullo stato di salute del ciclista della Vacansoleil sarà diffuso martedì intorno alle 17.
Il padre del ciclista, Rubino Riccò, ha riferito che il figlio ha avuto un blocco renale e che le sue condizioni sono peggiorate dopo un allenamento, al punto da rendere necessario, qualche ora più tardi, chiamare il 118. Sempre il padre ha precisato che Riccardo è vigile e parla normalmente.
Riccò, squalificato dopo essere risultato positivo al doping nel Tour del 2008 e riammesso alle gare nel marzo 2010, intende partecipare al prossimo Giro d’Italia.
Mountain bike, Leon si è suicidato
Leggo e riporto dal sito Excite che Alberto Leon si è suicidato. Il biker aveva 37 anni e probabilmente non ha retto la tensione (forse la vergogna?) del suo coinvolgimento nelle inchieste per doping Operacion Puerto e Galgo.
Secondo El Pais, riporta sempre Excite, lui era accusato di far da “corriere” al dottor Fuentes. A questo punto le indagini in dpagna sul doping difficilmente potranno prendere la piega sabbiosa che hanno avuto sinora. Staremo a vedere. Intanto ci dispiace per una vita, un’altra, portata via dal doping.
Beccato anche Contador
Il nuovo Principe del ciclismo mondiale è stato beccato dall’antidoping del Tour ad un controllo del 21 luglio. Stavolta si tratta di clenbuterolo, uno stimolante che se preso in quantità può anche avere effetti letali. Il buon Alberto dice di aver mangiato un filetto non proprio allevato secondo criteri slow food e che quindi l’anabolizzante era dentro la carne. E porta a sostegno della sua tesi il fatto che la quantità ritrovata nel suo sangue sia minima. Ora sono in corso le riunioni tra Wada e Uci per decidere il da farsi. Intanto è stato sospeso. Lui la spiega così: “Il giorno prima ho mangiato la carne proveniente dalla Spagna (ma guarda un po’). Mi ero sottoposto ad altri controlli i giorni precedenti e ne ho subiti altri dal giorno dopo e mai più è stata riscontrato altro. Questo è un aspetto completamente a mio favore. Perché è impossibile somministrare una quantità così piccola, che oltre tutto è insignificante per produrre un vantaggio nel rendimento fisico: non serve a niente, lo dice qualunque esperto”. Continua a leggere…
E’ morto Fignon, vinse due Tour
Non ce l’ha fatta a sconfiggere il cancro all’apparato digerente che lo ha colpito. A 50 anni Laurent Fignon si è sepento. Aveva vinto due grandissimi Tour nell’83 al debutto nella corsa a tappe e nell’84. Ora faceva il commentatore e nonostante la gravissima malattia non aveva voluto mancare il Tour neanche quest’anno.
Questo sport perde un campione vero. Vinse anche un Giro nell”89, anno in cui fece sua per la seconda volta anche la Milano-Sanremo (la prima vittoria nell’88).
Ora il corridore con gli occhialini non c’è più. E i ciclismo è un po’ più povero.
Un Giro alle giostre
Non saprei come commentare ciò che è successo alla tappa dell’Aquila. Classifica rivoluzionata, Sastre in fuga (più altri) e nessuno che si mette ad andarlo a prendere, Liquigas e Astana che si rimbalzano la figuraccia e ora che sarà della corsa rosa? Quello che appare chiaro è che tra i capitani e i direttori sportivi sulle ammiraglie, ben pochi hanno capito qualcosa di quello che succedeva in corsa. Far arrivare una fuga a 17′ con dentro gente come il vincitore del Tour, Arroyo e Wiggins (quarto alla grand boucle) è a dir poco demenziale. Ora la maglia rosa è indossata dall’australiano Porte che è anche maglia bianca. Questo suicidio collettivo ha probabilmente una spiegazione nella lotta incarognita tra Basso e Nibali da una parte (almeno si spera) e Vino dall’altra, con Evans un po’ meno colpevole degli altri perché con la squadra che si ritrova se si metteva a tirare lui si ritrovava a correre da solo.
Ora Basso Evans e Vinokourov devono ribaltare una classifica pesante ma meritatissima. Non si corre così.
Giro: al Terminillo vince Sorensen
In classifica al Giro d’Italia non succede nulla ma ancora una volta una fuga è arrivata in porto e il danese Chris Sorensen si è aggiudicato la tappa con l’arrivo sulla salita del monte Terminillo davanti al nostro Simone Stortoni. Chi si aspettava fuochi d’artificio sulla salita appenninica è rimasto deluso. Dopo gli sforzi di ieri nessuno ne aveva più. Cunego ci ha provato con uno scattino ma le energie erano quelle che erano.
Peccato che al Processo alla tappa la menino malissimo con questa storia che gli italiani non vincono. Chissenefrega per il momento. Non sono certo i nostri i favoriti per la vittoria finale. Il nostro ciclismo è in grande crisi, punto. Smetterla di fare i provinciali, please. Manco ci fosse ancora il divo Auro…..
La buona notizia è che i big sono sempre lì a darsi battaglia ma erano tutti troppo stanchi per scattare. Vuol vedere che il Giro più controllato della storia (così è stato annunciato) ci regalerà dei valori coerenti con le prestazioni di atleti e non di superuomini?
Finalmente un grande Giro
Dopo tanto, tanto tempo una tappa finalmente da ricordare. Ha vinto a Montalcino il campione del mondo Cadel Evans. Mr. Pulizia in mezzo al fango. Secondo Damiano Cunego, altro corridore mai pizzicato dal doping. Vabbè la maglia rosa se l’è ripresa Vinokourov. Non si può avere tutto. Ammetto che mi era passata la voglia di scrivere di ciclismo, complice anche un infortunio alla schiena che mi tiene da mesi lontano dalla bici ma la tappa di ieri avrà riconciliato in tanti con questo meraviglioso sport.
Una dimostrazione di quanto il ciclismo sia soprattutto uno sport fatto da grande atleti. Ode a Cadel e un paio bei versetti anche a Damiano. Registriamo un Basso a 2.05″ e Nibali che ha perso una maglia rosa che comunque non avrebbe tenuto a lungo. Il Giro senza Contador, Armstrong, i fratelli Schleck ecc… ha vissuto la sua giornata più bella da tanti anni. Buon segno.
Doping: Di Luca squalificato per due anni
Alla fine la squalifica è arrivata. Danilo Di Luca è stato condannato a 2 anni di squalifica dal Tribunale nazionale antidoping per essere stato trovato positivo all’epo in versione Cera durante il Giro d’Italia 2009. Di Luca dovrà pagare anche 200 e passa mila euro di multa più le spese di esami e controesami.
Di Luca ha già annunciato che farà ricorso al Tribunale arbitrale sportivo (Tas) di Losanna: “Non finisce qui, c’è ancora da lottare e io vado avanti. Comunque vada non lascerò il ciclismo e sono convinto di trornare a correre molto prima dei due anni”.
Cinquant’anni fa moriva il Campionissimo
BiciBlog ricorda così Fausto Coppi. Il più grande di tutti. Morto per una malaria inspiegabilmente non riconosciuta dai medici.
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