Alla fine la squalifica è arrivata. Danilo Di Luca è stato condannato a 2 anni di squalifica dal Tribunale nazionale antidoping per essere stato trovato positivo all’epo in versione Cera durante il Giro d’Italia 2009. Di Luca dovrà pagare anche 200 e passa mila euro di multa più le spese di esami e controesami.
Di Luca ha già annunciato che farà ricorso al Tribunale arbitrale sportivo (Tas) di Losanna: “Non finisce qui, c’è ancora da lottare e io vado avanti. Comunque vada non lascerò il ciclismo e sono convinto di trornare a correre molto prima dei due anni”.
Come Marco Pantani, Frank Vandenbroucke è morto da solo in una stanza lontano dalla famiglia e dalla donna che amava. In Senegal. Un ciclista straordinario, un uomo fragilissimo e che ha fatto i suoi grossi sbagli.
I coccodrilli li troverete un po’ ovunque in giro per la rete. Sì, il doping e la droga. Due cose che non necessariamente vanno insieme ma che quando succede diventa spesso una miscela esplosiva per l’atleta (vero Boonen?). Biciblog lo ricorda solo così, giovanissimo fuoriclasse alla Vuelta del 1999, vincere ad Avila la sua seconda tappa.
L’annuncio è arrivato non dal patron di Rcs Zomegnan ma dal governatore della regione Friuli Venezia Giulia che ha detto di aver fatto “uno sforzo importante (cioè cacciato un sacco di soldi) per garantire al territorio una visibilita’ che non ha prezzo e che, nell’ambito di un rapporto investimento-ritorno di immagine nettamente positivo, ha già dimostrato in passato di arrecare importanti benefici al comparto turistico locale nel suo complesso”.
Bene per il Friuli, gente tosta che fa grandi vini e che quindi ci piace molto. Ma per il Giro è un bene? Ha mai fatto la differenza lo Zoncolan? No. Fa parte di quelle salite da circo equestre che dal punto di vista tecnico non dicono nulla e da quello spettacolare nemmeno visto che di solito la tappa è noiosa perché tutti sono talmente terrorizzati di restarci su quelle pendenze da arrivare ai piedi della salita con una passeggiata da cicloturisti ottantenni. Insomma la scelta non convince. Vedremo
Pubblicato su settembre 27, 2009 da Sergio Bolzoni
L’australiano Cadel Evans è il nuovo campione del mondo. Lo ha non meritato, strameritato. Un corridore esemplare, MAI chiaccherato per il doping, mai una squalifica, uno che umanamente si è anche preso le sue belle cotte che gli sono costate Giri e Tour. Lui sì un vero esempio per i giovani (NON come Scarponi, vero Silvio Martinello?*). Oltretutto è stata l’Australia a lavorare per mettere una pezza al ritardo dal gruppone dove c’erano Ballan e Rodriguez, poi ottimo terzo. Insomma complimenti vivissimi! Inoltre grazie alla tv svizzera abbiamo scoperto che Cadel parla anche un ottimo italiano, è mai possibile che i nostri valorosi giornalisti della Rai non ci abbiano mai fatto sentire la sua voce? Misteri. Forse è semplicemente troppo persona normale, meglio continuare a sbavare dietro ai Cipollini…E gli azzurri?
Cunego stavolta non ce l’ha fatta. L’Italia ha corso pensando con presunzione di essere la più forte. Invece s’è visto nel finale che Cunego era da solo in mezzo a tre spagnoli (tra i quali un vergognoso Valverde, che per fortuna dell’Uci e del ridicolo che avrebbe coperto questo sport già esageratamente oltraggiato, non ha vinto). Continua a leggere…
Pubblicato su settembre 13, 2009 da Sergio Bolzoni
E va bene, lo ammetto! Un po’ lo avevo anche sperato come da post precedente. Gli italiani hanno tirato fuori l’orgoglio e stanno facendo una grande Vuelta. Si è visto il miglior Cunego in una corsa a tappe dal giro vinto in faccia a Simoni. Si sta vedendo il miglio Basso dal rientro, che fa la corsa ed è terzo in classifica generale. E salta fuori anche un bel Tiralongo, gregario di quelli che una volta si chiamavano “di lusso”.
A giochi fatti diremo qualcosa (di sgradevole) sulla Rai che non trasmette nemmeno su SportPiù la gara, preferendo degli amarcord in bianco e nero o i campionati provinciali di badminton.
Ora speriamo che Ivan possa migliorare il terzo posto. C’è ancora tempo e soprattutto ci sono ancora diverse montagne. Certo che il Valverde visto alla Vuelta sembra preparato per benino. Non c’è da aggiungere altro, vero?
Cunego, Basso, Pozzato, Nibali. Sabato è partita la Vuelta e poi ci sarà mondiale e Giro di Lombardia. Sono le ultime possibilità per salvare una stagione che per il nostro ciclismo è stata a dir poco disastrosa. Il Giro del centenario è stato di una noia mortale, vinto dal russo Menchov e comprensivo della figura di merda mondiale della tappa di Milano. Al Tour non avevamo nessuno. Le classiche sono andate come sono andate, con il solo acuto di Rebellin e sappiamo come è finita. Unica nota positiva è venuta dalla lotta al doping con i casi del veneto, appunto, e dell’abruzzese Di Luca. Note positive per la pulizia dell’ambiente, non certo per il risultato sportivo. Insomma sinora il 2009 è un vero sfacelo. Serve uno scatto d’orgoglio per rimettere in piedi una stagione. Continua a leggere…
Confesso che mi era passata la voglia di scrivere di questo sport. Il Giro a parte un paio di tappe era stato una palla senza senso con la cigliegina sulla torta della figuraccia colossale di Milano. Il Tour non ne parliamo nemmeno. Qualche emozione i primi tre giorni e poi il nulla. Contador troppo superiore e Armstrong che ha fatto un miracolo a salire sul podio ma poi per la vittoria nessun rischio mai per lo spagnolo.
Finisce il Tour ed ecco la bomba Di Luca. L’abruzzese era chiaccheratissimo da tempo (vedi certi articoli su La Repubblica e la scampata squalifica dell’anno scorso, ecc…). Certo che dal Killer non ci si aspetterebbe la positività a una sostanza che era già stata beccata l’anno prima. Se l’ha fatto è davvero stupido.
Poi salta fuori che Ballan ti vince il Giro di Polonia. Capirai! E però la passionaccia a poco a poco risale, ti vai a cercare su youtube le tappe cerchi di capire come è andata. Continua a leggere…
Dopo la tappa del Vesuvio iniziamo a tirare un po’ di somme. Menchov vince meritatamente il Giro più brutto degli ultimi cent’anni, disegnato per piacer di Armstrong che invece causa età e clavicola distrutta non è stato mai protagonista. Valeva la pena snaturare la Corsa degli italiani per far venire il texano? Direi proprio di no. Visto che alla fine ha vinto il russo della Rabobank e che i nostri non hanno avuto una montagna seria per provare a staccarlo ma in compenso si sono fatti tutti infilare in quella spropositata crono di 60km in Liguria.
Del resto non si può nemmeno dare la colpa a Lance. Lui per l’età che ha, con 12 cm di placca in titanio e una serie di viti nella spalla ha fatto una corsa eroica. Ha persino provato a partire in salita nella tappa vinta da Pellizzotti. Davvero un gigante. Massimo rispetto, solo che era un ritorno impossibile. La verità è che il Giro è il Giro e le tappe con le montagne vere, alte, con dislivelli da paura, devono esserci e devono esserci l’ultima settimana.
E, si badi, non è minimamente una questione di essere delusi perché non ha vinto un italiano o una squadra italiana. Continua a leggere…
Dopo la Farsa di Milano (con quello che si è visto la maiuscola è d’obbligo) c’è la farsa dell’organizzatore del Giro Zomegnan incazzato con Armstrong perché ha guidato la protesta. “E’ stata una mancanza di rispetto per la città e gli spettatori. Ci sono corridori che andando avanti con l’età hanno le gambe più corte e la lingua più lunga” ha detto il patron Rcs riferendosi al texano dopo la conclusione della tappa.
La verità però è che Zomegnan ha torto marcio e il suo ragionamento è inconcepibile per uno che organizza il (presunto) secondo evento più importante del ciclismo mondiale. E per almeno tre ragioni: Continua a leggere…