Dopo il Vesuvio

Dopo la tappa del Vesuvio iniziamo a tirare un po’ di somme. Menchov vince meritatamente il Giro più brutto degli ultimi cent’anni, disegnato per piacer di Armstrong che invece causa età e clavicola distrutta non è stato mai protagonista.  Valeva la pena snaturare la Corsa degli italiani per far venire il texano? Direi proprio di no. Visto che alla fine ha vinto il russo della Rabobank e che i nostri non hanno avuto una montagna seria per provare a staccarlo ma in compenso si sono fatti tutti infilare in quella spropositata crono di 60km in Liguria.
Del resto non si può nemmeno dare la colpa a Lance. Lui per l’età che ha, con 12 cm di placca in titanio e una serie di viti nella spalla ha fatto una corsa eroica. Ha persino provato a partire in salita nella tappa vinta da Pellizzotti. Davvero un gigante. Massimo rispetto, solo che era un ritorno impossibile. La verità è che il Giro è il Giro e le tappe con le montagne vere, alte, con dislivelli da paura, devono esserci e devono esserci l’ultima settimana.

E, si badi, non è minimamente una questione di essere delusi perché non ha vinto un italiano o una squadra italiana. Continua a leggere…

Giro: Lance contro Zomegnan

PRRDopo la Farsa di Milano  (con quello che si è visto la maiuscola è d’obbligo) c’è la farsa dell’organizzatore del Giro Zomegnan incazzato con Armstrong  perché ha guidato la protesta. “E’ stata una mancanza di rispetto per la città e gli spettatori. Ci sono corridori che andando avanti con l’età hanno le gambe più corte e la lingua più lunga” ha detto il patron Rcs riferendosi al texano dopo la conclusione della tappa.
La verità però è che Zomegnan ha torto marcio e il suo ragionamento è  inconcepibile per uno che organizza il (presunto) secondo evento più importante del ciclismo mondiale. E per almeno tre ragioni: Continua a leggere…

Che Giro sarà ora che Lance non potrà vincerlo?

Abbiamo aspettato un po’ per tirare le somme dei primi giorni del Giro. Perché succedono cose strane. Partiamo dai due bocciati. Lance Armstrong e Damiano Cunego. Il texano secondo noi sta facendo una cosa fantastica, altro che delusione! Correre il Giro a 38 anni con una placca di 12 centimetri nella clavicola è una cosa straordinaria che solo un atleta fuori dal comune può pensare di fare. Solo chi ha provato una cosa simile e, casualmente, ha la passione della bicicletta può capire quanto male fa ad ogni buca che prendi.
Bravo Lance: non ti abbiamo mai amato ma adesso dobbiamo dire:  “Massimo rispetto!”. Peccato che il Giro che Zomegnan aveva disegnato senza le mitiche salite della tradizione apposta per lui non lo potrà vincere per cause di forza maggiore.

Adesso veniamo al capitolo Cunego. Continua a leggere…

A proposito del Giro

Doping, doping e ancora doping. Del ciclismo si parla solo di quando i corridori vengono beccati. L’ultimo è Valverde che si è beccato due anni di squalifica in Italia e che per questo salterà il Tour (ricorso al Tas permettendo).  A proposito di doping, non c’è solo la Cera a insidiare gli atleti. C’è anche la droga: Boonen ci è ricascato con la coca. E’ peggio che essere dopati, o no?.
Nel frattempo il Giro è partito e ha subito avuto un dominatore: Alessandro Petacchi che si è preso la soddisfazione di vestire la maglia rosa e sopratutto quella di regolare il nuovo enfant prodige della volata Cannonball Cavendish. E bravo AleJet! Che per l’occasione non si è fatto mancare una lacrimuccia . Al solito.

Il Giro vero però comincia oggi con le prime salite verso San Martino di Castrozza. Occhi puntati su Lance Armstrong, ovviamente. tutta da vedere.

Il mondo sottosopra: Valverde denuncia Torri

Siamo veramente alla guerra totale tra il Coni e Alejandro Valverde. Lo spagnolo ha intrapreso un’azione “giudiziaria penale” contro il procuratore antidoping del Coni, Ettore Torri per aver “disobbedito alle autorità giudiziarie spagnole” e “aver falsificato dei documenti”. Continua a leggere…

Che bello sarebbe

Che bello sarebbe se quello che dice Rebellin fosse vero: “Non ho fatto nulla, sapevo che sarei stato controllato prima e dopo la gara. Che senso avrebbe avuto rischiare?”. Che bello sarebbe. Perché Rebellin alla fine, non lo nascondiamo, è la ferita peggiore dopo quella di  Pantani (mai chiarita fino in fond, però). Perché ci è sempre piaciuto l’uomo. Ci è sempre piaciuto il corridore e soprattutto ci è sempre piaciuto che abbia detto: “Chi prende queste sostanze è un irresponsabile”. Insomma abbiamo fatto il tifo sempre per Rebellin e ci piacerebbe credere che nei laboratori francesi si sia fatto un errore. Mica per l’argento. Ma perché ci piacerebbe pensare che gli atleti con gli anni maturano e diventano consapevoli del loro ruolo sociale prima che sportivo. Rebellin è un idolo per tantissimi giovani e ci piacerebbe pensare che dopo quei video pubblicati da Repubblica abbia capito di essere su un a china sbagliata e ci abbia pensato e soprattutto abbia lavorato per vincere senza doping. Continua a leggere…

Rebellin, parliamone!

La notizia della Cera a Pechino lo ha fatto cadere dalle nuvole e quindi ha chiesto le controanalisi. Certo è che il corridore nega: “Non ho fatto nulla” ma con i video pubblicati da Repubblica è difficile credergli. Si tratta ovviamente di un altro processo e questi video, prodotti da intercettazioni ambientali dei Nas,  furono giudicati inammissibili dalla corte per vizi procedurali e quindi non validi ai fini del processo. E difatti Rebellin fu assolto. E’ però possibile ignorarli se addirittura finiscono su internet? Quello che fa più incazzare non è il corridore, che evidentemente sa che non può farne a meno, non è nemmeno la moglie che in teoria dovrebbe avere a cuore in primis la salute del suo amato più delle vittorie (ma questi sonno affari di Rebellin), ma è il medico, che difatti è stato condannato a 14 mesi con la condizionale. Ma quale condizionale? Se ci vuole la radiazione a vita per ogni singolo ciclista che viene beccato la prima volta a barare, lo stesso deve valere per i “dottori”: galera vera e radiazione. Nemmeno più un’aspirina devono poter prescrivere!
Tornando a Pechino c’è davvero da farsi cadere le braccia. Continua a leggere…

Basso, Di Luca e Rebellin: non tutte le vittorie sono uguali

E va bene, Basso ha vinto il Trentino, Di Luca l’ultima tappa dello stesso Giro e Rebellin la Freccia. E oggi c’è la Liegi. Però bisogna dire che non sono tutte uguali. Cosa volete che vi dica? Che ci si dimentica l’ombra del doping su questi campioni e tutti amici come prima? No, sorry! Troppo facile così. Continua a leggere…

Ue contro la Wada: un colpo alla lotta al doping

La Commissione europea non contenta di fare la lotta a Microsoft ha deciso che anche la Wada, l’organismo internazionale che cura i controlli antidoping, deve darsi una calmata.
Come tutti gli appassionati di ciclismo sanno, i corridori devono far sapere in ogni momento alla World anti-doping agency, dove sono , cosa fanno e perché, fornendo con largo anticipo una tabella che sono tenuti a rispettare al minuto per favorire i controlli a sorpresa. Continua a leggere…

Che dire della Amstel?

Che ha vinto quello che si è sbattutto di più per vincerla (Ivanov) e che ha fatto veramente male vedere una immagine di Rebellin sconfitto che arrancava su uno degli ultimi strappi a circa 15km dal traguardo. Segno di un campione che si deve arrendere all’età. Un po’ come succederà ad Armstrong al Giro? Vedremo. Cunego è arrivato quinto ma non si è mai visto. Si è visto Nibali che però come al solito ha sbagliato la scelta, quando non ha collaborato col futuro vincitore per andare a formare il terzetto col compagno di squadra Kreuziger. Insomma questa campagna del Nord ha fatto un po’ tabula rasa per ora delle spedizioni italiche. Un po’ come la Champions League delle squadre italiane nel calcio. Non gira bene per lo sport italiano in questo inizio di 2009. Speriamo che giri il vento.