Possiamo perdonare molte cose allo scintillante talento di Riccardo Riccò, ma il suo sarcasmo a fine tappa nei confronti degli uomini in Verde di Reverberi ci lascia perplessi tre volte.
In primo luogo perché contraddice le leggi auree dello sport: Sella non è il maggiordomo del Kobra e ha giocato onestamente le sue carte, cioè tentare la scalata al podio. Dare una mano a Contador significava affondare il coltello nelle ferite di Simoni e provare a spingere Bruseghin, Menchov e compagnia giù dal burrone della fatica. Forse che la conquista del podio non merita qualche trenata davanti alla ruota di Contador? La merita eccome.
In secondo luogo, la polemica del Kobra suona stonata come le note di un alibi: il ritardo accumulato da Contador al traguardo mostra che l’asso spagnolo oggi era vulnerabile e che, con un po’ di coraggio in più (leggi un attacco da lontano), il forcing del Kobra avrebbe potuto tingersi di Rosa. Insomma, Riccò se la prenda prima con se stesso, poi metta il becco nelle stategie di gara dei suoi colleghi.
In terzo luogo, il sarcasmo del modenese di dispiace perché è davvero ingeneroso nei confronti del corridore (e della squadra) che ha esibito più coraggio e tenacia di tutti in queste tre settimane. E che ci ha regalato emozioni imperdibili quando i Senatori del gruppo facevano cicloturismo su per le salite dolomitiche. Do you remember Pampeago?
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Riccò in effetti ci è un po’ antipatichino.
Come si permette di far la lezione al mitico Sella?
Virginio