Con le lacrime agli occhi: Riccò alla Pantani

Mani basse sul manubrio e via uno scatto feroce, irresistibile. Riccardo Riccò ha fatto il capolavoro della sua vita sulla salita dell’Aspin perché lo ha fatto al Tour de France, sotto gli occhi di un miliardo di persone (questa la stima del pubblico annuale dela Grand boucle). Un’azione, dobbiamo dirlo, da Pirata. Perché la rasoiata con cui ha lasciato di pietra Valverde, Cunego, Evans, Menchov e Kirchen non può non ricordare quelle di Marco. E perché l’ha fatta con la stessa incoscenza del purosangue.

Bulbarelli e Cassani, a ragione, continuavano a riptere che era quella di lunedì la sua tappa, che c’erano troppi chilometri dalla cima dell’Aspin all’arrivo di Bagnerès de Bigorre, che la salita dopo tutto non era niente di speciale e che non si poteva fare la differenza. Invece la differenza l’ha fatta eccome, ben più di quella inutile, da circo equestre dello Zoncolan. E conferma quello che andiamo sostenendo da tempo: i ciclisti sono atleti non scimmiette ammaestrate: date loro salite da ciclisti e lo spettacolo salta fuori. Plan de Corones e Zoncolan, per favore, lasciamoli alle spacconate di noi cicloamatori. Ai professionisti diamo la possibilità di fare selezione. Al Tour lo sanno da sempre, noi da buoni maschi italiani andiamo sempre in cerca dell’erezione da primato. Forse non sarebbe il caso di cambiare?

Torniamo alla tappa. 224 chilometri infiammatisi già con la caduta di Evans, ma esplosa grazie a Piepoli e Riccò appena due chilometri dopo l’inizio del Col d’Aspin. Gli uomini di classifica dapprima respingono l’attacco del duo della Sounier Douval ma poi cedono allo scatto a mani basse di Riccardo che in vetta ha un minuto e venti secondi di vantaggio. E questa è già un’impresa. Ma il vero capolavoro lo fa in discesa e in pianura dove mantiene intatto il bottino di secondi e va a vincere una tappa che è immediatamente entrata nella grande storia del ciclismo italiano.

Gli altri grandi si sono dimostrati un po’ meno grandi. Cunego non sta bene e sta cercando di recuperare. Qualcosina al suo preparatore atletico bisognerà dire visto che sta pensando al Tour da dicembre (parole sue). Ha fatto bene comunque a restare coperto.

Valverde ha dimostrato perché secondo noi non è e non sarà mai il campione che può ereditare lo scettro di Indurain: Con Evans menomato e cinque, dico cinque, compagni di squadra al suo servizio (tra cui il Pereiro rocambolesco vincitore del Tour 2006), non ha avuto le palle, le gambe o l’intelligenza per attaccare il menomato Evans, suo principale avversario in classifica. Inutile girarci intorno: Contador con la testa è di un altro pianeta.

Kirchen ed Evans ognuno per i suoi motivi hanno limitato i danni. Mentre Menchov ha fatto il sornione come al solito. Crollato Schumacher, ma si sapeva, è da registrare la maglia bianca di Andy Schleck, altro giovanissimo fenomeno. Riccò, Contador, Andy Schleck. Se non succedono porcate con gli ematocriti che gran ciclismo nei prossimi dieci anni!

3 Risposte

  1. Godiamoci queste lacrime agli occhi nonostante tutto.
    Emozionante vedere qualcuno che corre senza paura del vento in faccia.

  2. Oggi Riccò è stato impressionante … COMPLIMENTI per la vittoria (soprattutto perchè parliamo di tour) e GRAZIE per tutte le emozioni che ha regalato ai tifosi del bel ciclismo!

  3. Mi ero emozionato anch’io. Enormemente. Come enormemente mi sono sentito deluso al leggere la notizia della positività. Il mio sport che mi delude sempre così tanto. Non faccio in tempo ad affezionarmi a un ciclista che questo mi tradisce. Mi sa che l’unico pulito è Cunego, spero.

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