Dopo il Vesuvio

Dopo la tappa del Vesuvio iniziamo a tirare un po’ di somme. Menchov vince meritatamente il Giro più brutto degli ultimi cent’anni, disegnato per piacer di Armstrong che invece causa età e clavicola distrutta non è stato mai protagonista.  Valeva la pena snaturare la Corsa degli italiani per far venire il texano? Direi proprio di no. Visto che alla fine ha vinto il russo della Rabobank e che i nostri non hanno avuto una montagna seria per provare a staccarlo ma in compenso si sono fatti tutti infilare in quella spropositata crono di 60km in Liguria.
Del resto non si può nemmeno dare la colpa a Lance. Lui per l’età che ha, con 12 cm di placca in titanio e una serie di viti nella spalla ha fatto una corsa eroica. Ha persino provato a partire in salita nella tappa vinta da Pellizzotti. Davvero un gigante. Massimo rispetto, solo che era un ritorno impossibile. La verità è che il Giro è il Giro e le tappe con le montagne vere, alte, con dislivelli da paura, devono esserci e devono esserci l’ultima settimana.

E, si badi, non è minimamente una questione di essere delusi perché non ha vinto un italiano o una squadra italiana. Sicuramente BiciBlog non ha mai fatto il tifo per Di Luca ne mai lo farà (a proposito: Alessandra Di Stefano durante una intervista ha detto che “non è stato invitato alle classiche del nord”. Peccato che si sia scordata di domandargli perché. Sarebbe bello saperlo, no? Tanto per dirne una). Quello che diciamo è che la leggenda di questo sport in Italia lo hanno fatto le Grandi Salite, non il monte Petrano o il Vesuvio (per altro tappa paesaggisticamente straordinaria).

Speriamo che almeno siano stati incassati un sacco di soldi, altrimenti io se fossi il cda di Rcs darei una lavata di testa a  Zomegnan di quelle da ricordare. Senza le grandi montagne che hanno fatto la leggenda del Giro è sembrato la copia in piccolo e in provinciale del Tour, ma senza la grandeur e senza quelle tappe mosse e vallonate che ne fanno una corsa unica. Due altre pecche sono gravissime: la farsa della tappa di Milano di cui abbiamo già scritto e l’aver programmato il tappone appenninico di lunedì. Farlo di domenica quando tutti e non solo i pensionati possono seguirlo in televisione era troppo complicato?
Unica nota positiva, questo sì un merito del patron, è la presenza di tanti corridori di livello internazionale. Peccato per Contador, ma avremo il tempo di rivederlo nei prossimi anni.

Non è ancora il momento delle pagelle ai corridori, quelle verranno a Giro finito. Però il voto peggiore lo diciamo fin da ora sarà a chi ha pensato un Giro rivoltato come un calzino, senza Dolomiti vere, senza Mortirolo, Stelvio e chi vuole ci metta la sua montagna preferita.  Un bel 4. Bocciatura senza appello.

Speriamo che almeno siano stati incassati un sacco di soldi, altrimenti io se fossi il cda di Rcs caccerei Zomegnan senza pensarci due volte. Senza le grandi montagne che hanno fatto la leggenda del Giro è sembrato la copia in piccolo e in provinciale del Tour, ma senza la grandeur e senza quelle tappe mosse e vallonate che ne fanno una corsa unica.

Una Risposta

  1. sono molto daccordo con “il Giro più brutto degli ultimi cent’anni”. E’ stato poi spianato per i velocisti visto che Armstrong non era in condizione.
    Mancano sempre le tappe mitiche con le montagne citate.
    Che giro è senza Dolomiti.
    A dimostrazione di tutto c’è sempre un tifoso al processo alla tappa che sventola la bandiera del Pirata (…..meditate).

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